di Marco Tè
All’ingresso, un pastore attende il suo gregge: il pubblico. Lo accompagna fino al sito della performance, dispone le sue pecore e cade in sonno. I ricordi si animano. Un tappeto danza con un piccolo mucchio di terra: la sua forma teatrale.
In Ovis Aries un giardino, un parco, una campagna, un monte, un museo: ogni spazio prenderà la sua forma. In scena c’è solo un corpo, la pecora, e un materiale, la terra. Il corpo che abita la performer è un sacco creato artigianalmente, utilizzando lana di pecora. Ricorda un agnello pronto per essere sacrificato. Da esso nascerà, piano piano, una danza elegante e robusta, umana e animale, celeste e terrigna.
La performer, danzando e muovendosi su musiche e composizioni originali, darà vita all’animale e se ne distaccherà, instaurando con esso un dialogo, fino alla sua morte, al sacrificio e quindi a una nuova vita. Di nuovo, un ciclo.
